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Nell’ambito linguistico molto interessante risulta quanto affermato
da Marcello De Giovanni, dialettologo preso la Facoltà di Lettere
dell’Università ‘G.D’Annunzio’:”All’ambito dei rapporti
interadriatici d’epoca indoeuropea, si potrebbe ricordare il tipo Baro,
in composizione nel toponimo S.Maria Imbaro...
Esso è omofono di Barium, Baris (BariV)
l’odierna Bari in Puglia, che si trae dall’illir. Bauria ‘abitazione’,
per il tramite del messapico (data la riduzione in au,
in a e in u in questa lingua), a
sua volta dalla radice indoeuropea *bheuri/bhouri, da cui l’a. nord.,anglosass.
bur ‘camera, capanna’.
Ora, se non si tratta di una tarda e meccanica trasposizione del toponimo
pugliese sul litorale chietino, di cui peraltro bisognerebbe
accertare le circostanze e le ragioni, si potrebbe pensare sia sorto in
loco. Ma questa evenienza pone seri problemi, poiché l’osco-sabellico
ignora la riduzione au>a ed un illirico Bauria presupporrebbe
una presenza messapica nella zona, fino ad oggi mai ventilata. A meno che,
scartando la mediazione del messapico, non si pensi invece al greco
BariV ‘proprietà, grande casa fortificata...’,
che ha dato numerosi toponimi in diverse regioni del mondo greco. La forma
dialettale sandamarmàre, donde l’etico dialettale sandemarmarole
sing. -uole pl., si basa sulla mutazione ri>r e sull’aplologia
di -ar-. Infatti l’iscrizione su un calice cesellato ‘S.MARIA
ARABARO 1578’, ove Ar- sarà al posto di in delle forme
medioevali” (M.De Giovanni, Kora.Storia linguistica della provincia
di Chieti,Chieti, Vecchio Faggio,1989, pp.63-64,n.39).
La “tarda e meccanica trasposizione del
toponimo pugliese”, richiamata dal De Giovanni, potrebbe portare
alla spiegazione più plausibile del predicato Imbaro collegandola
alla posizione geografica della cittadina.
Essa, anzi il Santuario, è infatti posta esattamente alla congiunzione
delle due strade di più antica attestazione: quella descritta dalla
Tabula Peutingeriana (realizzata da M.Vipsanio Agrippa in età
augustea) che, proveniendo da Anxanum (l’attuale Lanciano),
proseguiva per la Puglia lungo la costa, e quella descritta dall’Itinerarium
Antonini (secondo alcuni compilato al tempo di Caracalla, secondo altri
nel 262 d.C.) che, sempre proveniente da Lanciano, proprio all’altezza
del Santuario, si diverticolava dalla Peutingeriana e proseguiva verso
la Puglia seguendo un percorso più interno, come e possibile vedere
dalla cartina riprodotta dallo studioso
di storia locale ed archeologia, Michele Scioli, nella sua
tesi di laurea presso l’Istituto di Archeologia e Storia Antica della Facoltà
di Lettere dell’Università degli Studi “G.D’Annunzio”, che riportiamo
.Le due strade erano usate da sempre dai pastori che si recavano a svernare
in Puglia e successivamente anche dagli eserciti romani che si portavano
nelle pianure del Sannio durante le continue guerre che
li opposero alle genti italiche fino
alla costituzione dell’Impero.
Questa congiunzione di strade, come in molti altri casi, ha sicuramente
portato in epoca romana, alla costruzione di un’edicola dedicata a qualche
divinità protettrice dei viaggi, e successivamente, in epoca cristiana,
alla trasformazione di essa in una chiesa dedicata a Maria SS. Madre
di Dio e intitolata,dalla sua posizione, Sancta Maria in viam Bari,
contratto successivamente, come attestato, in Sancta Maria in
Baro, fino all’attuale Santa Maria Imbaro.
La chiesa posta sulla via di Bari accresce ancora la sua importanza quando nel 1087 viene fondato nella stessa Bari il santuario di S.Nicola. Il culto di questo Santo si sparge rapidamente nel mondo cristiano e i pellegrini partono numerosi per la terra di Puglia. Questi, come si sa, andavano a piedi e un posto di ristoro lungo la strada era ben accetto.
La chiesa di S.Maria Imbaro, che tra l’altro si trovava al punto di congiunzione di due strade che portavano in Puglia, era un luogo naturale di fermata e di ritrovo e quindi sede di piccoli e grandi traffici.
Il santuario ha una sua importanza anche per la presenza attestata di un Capitolo (composto da un minimo di 12 sacerdoti) e per i numerosi possedimenti, come risulta dal documento citato, conservato nella Curia Arcivescovile di Chieti, in cui Ugone, prevosto di S.Maria in Baro, fa l’elenco dei beni appartenenti alla sua chiesa, e da lui recuperati, come già detto, con l’aiuto della curia teatina e del re Ruggero.
Il Bocache, nei suoi Manoscritti inediti, riporta la notizia che nel 1191 si diede inizio alla costruzione di un romitorio adiacente alla chiesa nella sua parte orientale e che la data viene tratta da un marmo, che si trovava, almeno all’epoca del Bocache nel chiostro dell’Abbazia di S.Giovanni in Venere, inserito nell’architrave di detto romitorio che riporta la iscrizione che riportiamo.

Il Nicolino, nella sua Historia della città di Chieti, riporta la notizia che Federico di Letto, originario di Chieti, rettore dei Canonici di S.Maria in Baro, fu eletto Vescovo della Diocesi di Sulmona nel 1294. La notizia è confermata dall’Antinori nei suoi Annali dell’Abruzzo che così riporta:”Si vuole da Celestino eletto Vescovo di Sulmona il Rettore di S.Maria in Baro della diocesi teatina Federico”.
Nell’ambito di questa elezione è forse da riferire una notizia che, forse sulla scorta del Codice diplomatico sulmonese, raccolto da N.F. Faraglia (Lanciano, Carabba, 1888) ci dà il Colapietra in L’eredità sveva e l’assestamento angioino, in Storia del Mezzogiorno, vol.VI, Le provincie del Mezzogiorno. Abruzzo Citeriore. Abruzzo ulteriore. Molise, Roma, Edizioni del Sole,1986,p.24). Carlo II, che aveva concesso il 20 settembre dello stesso anno “ai monaci celestini (di S.Spirito del Morrone,n.d.r.) libero pascolo in tutto il regno” e vi aveva aggiunto il 20 ottobre l’antica sede benedettina di S.Giovanni in Piano in diocesi di Lucera aggiungerà “il 18 novembre S.Maria Imbaro nell’agro lancianese, una precisa localizzazione, insoma, nell’atmosfera dei tratturi”.
Il piccolo centro mantiene la sua importanza per tutto il periodo medievale in cui il movimento dei pellegrini continua a rimanere vivo. In un manoscritto del 1316, di cui abbiamo i capoversi , sulle pertinenze della Chiesa di S.Maria Imbaro conservato nella Curia Arcivescovile di Chieti, nel comprensibile latino medioevale si legge: Infrascripta sunt nomina hominum Castri Scorzose per quos facta est inquisitis per Abbatem Thomasium supradictum de Demaniis, redditibus et aliis juribus que dicta Ecclesia Sancte Marie in Baro habet et habere consuevit in Lanzano, Scorzosa, et pertinentiis ejusdem....Pacta et conventiones factas inter Ecclesiam Sancte Marie in Baro, et homines casalis Sancte Victoria de Ecclesia Sancti Andreae sita in dicto casali tempore fundationis ejusdem et confirmatae per dominum Petrum olim Episcopum Theatinum sicut constat per ejusdem Episcopi litera ...Datum apud dictam Ecclesiam Sanctae Mariae in Baro anno Nativitatis Domini millesimo trecentesimo sexto decimo, indictione decimaquarta, die quintodecimo martii apostolica sede Pastore vacante per obitum domini Clementis Papae Quinti”.
Segue quindi un lungo elenco di proprietari di terreni e case nelle varie contrade (de Giseppi, de Carbonariis, de la fonte, Vallonus, de Lenesternetis, de liberti Marini, ecc.) con la somma in denarios da pagare alla chiesa di Santa Maria Imbaro nel giorno di Natale di ogni anno.