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Costantino Felice in un recente libro (La guerra sul Sangro.Eserciti e popolazione in Abruzzo 1943-1944, a cura di C.Felice, Milano, Franco Angeli, 1994) raccogliendo molti scritti sia degli Alleati che dei tedeschi sviscera la storia e la cronaca di quel tragico autunno-inverno. In uno scritto di John Strawson sulla strategia alleata, a p.108 e seguenti dell’opera citata, si legge:”Le operazioni in Sicilia ebbero profonde conseguenze che, a loro volta, dopo pochi mesi, portarono alla battaglia sul fiume Sangro. Queste conseguenze furono la caduta di Mussolini,la defezione dell’Italia dall’Asse, la rapida occupazione e il controllo dell'Italia da parte dell'esercito tedesco fino ad una linea ben più a sud di Roma e lo sbarco alleato in Italia continentale, nel settembre del 1943...L’8^ armata di Montgomery avanzò lentamente e penosamente fino al Sangro,mentre la 5^ armata al comando di Clarck attraversò il Volturno si fece largo lentamente verso la serie di crinali montuosi che sbarravano il cammino in direzione di Cassino... Nel giro di poco tempo Montgomery avrebbe lasciato l’Italia per occuparsi dell’Overlord. Prima che se ne andasse, l’8^ armata riuscì ad attraversare il Sangro, ma non ci fu nessun inseguimento, nessuna rapida avanzata verso Pescara, nessuna incrinatura della linea d’inverno tedesca. Dopo il Sangro c’era sempre un altro fiume da superare”. Questa strategia alleata, unita alla ferrea volontà dei comandi tedeschi di sbarrare la strada agli alleati sulla linea Gustav che seguiva il corso dei fiumi Garigliano - Rapido - Sangro con Cassino come elemento fondamentale, costò molti dolori all’Abruzzo e specialmente alla zona frentana che sopportò per molti mesi l’occupazione sia degli Alleati che dei tedeschi.
Da p. 115 a p. 194 Costantino Felice riporta uno scritto di Gerhard Schreiber (La Wehrmacht nella battaglia sul fiume Sangro) che tratta diffusamente di quei fatti che sono scolpiti nella mente di quanti l’hanno vissuti di persona.
A p.141 lo Schreiber scrive:”Se ci si volge a considerare il vero e proprio teatro dei combattimenti, si può constatare che, almeno sul lato sinistro dell’armata, dove era impegnata la 65^ divisione di fanteria, lo schieramento difensivo tedesco dietro il Sangro si articolava su due principali linee d’arresto. Quella collocata più a sud, che si trovava circa a quattro, cinque chilometri a nord del fiume, corrispondeva alla già descritta postazione B nel settore di S.Giovanni in Venere fino ad un punto a sud di Guardiagrele”. Come si vede la nostra zona, in quel novembre del 1943, era la punta a sud dell’intero schieramento tedesco e come specifica Armando Liberatore (Linea Gustav.Il passaggio della Guerra dal Sangro al Moro. 1943-1944.Arida cronaca di un arco di tempo, Vasto, Renato Cannarsa Editore,1985), era nel settore assegnato alla 65^ divisione e ancor più precisamente a “Il 145^ Rgt. Granatieri occupò il settore dal mare Adriatico-Fossacesia-S.Giovanni in Venere fino a S.Maria Imbaro, Mozzagrogna, Villa Romagnoli, Villa Elce; il comando operativo era situato a Treglio, nell’attuale casa Very” (p.48).
Lo Schreiber continua:”La pressione del nemico continuò il 24 del mese, e si estese a tutto il fronte tenuto dal LXXVI corpo d’armata corazzato...Sull’ala sinistra del corpo d’armata i genieri di Montgomery apprestarono due ponti sul fiume. Bombardieri attaccarono Mozzagrogna, Fossacesia e S.Maria Imbaro...I bombardieri alleati, divisi in gruppi di circa 16 aerei, lasciavano cadere ad intervalli di 15 minuti il loro carico sulle postazioni tedesche. Nello stesso tempo il tiro delle artiglierie si avvicinava, ‘come un rullo compressore’,allo schieramento difensivo...Le condizioni atmosferiche avrebbero impedito ulteriori azioni. Il quadro sarebbe rimasto pressoché inalterato il 25 novembre...Sulla base dei movimenti di truppe effettuati dall’8^ armata britannica e dei tiri delle sue artiglierie lo Stato maggiore del generale Herr concluse, il 26 novembre, che era imminente l’attacco a Mozzagrogna.
Le truppe di Montgomery cercarono poi, il giorno successivo, di prender possesso dell’isola sul Sangro ad est di Cantalupo, cosa che però fu impedita dal fuoco dell’artiglieria della 1^ divisione paracadutisti. La situazione nel tratto tenuto dalla 65^ divisione di fanteria si dimostrava più preoccupante; Lanciano, S.Maria Imbaro, Fossacesia e dintorni vennero fatti oggetto di un pesante tiro di artiglieria e di intensi attacchi da parte di cacciabombardieri...
Fiducioso, Kesserling affermò: Considerando che la 65^ divisione di fanteria è schierata su posizioni ben fortificate, queste forze possono essere considerate da ogni punto di vista sufficienti ad impedire uno sfondamento in direzione di Pescara, a patto che il Comando sappia manovrare agilmente le riserve...Già nella notte fra il 27 e 28 novembre 1943 apparve evidente che mancava il tempo anche solo per mettere alla prova le ottimistiche previsioni di Kesserling. Essendo migliorate le condizioni climatiche, le formazioni di Montgomery attaccarono ancor prima che i rinforzi tedeschi potessero affluire...”
Specifica il Liberato:"Il XII Corpo d’armata inglese, comprendente la 2^ divisione neozelandese, parte dell’8^ Divisione Indiana SICK del Punjab ed una Brigata corazzata, puntò su Castelfrentano in un settore del 146° Rgt.granatieri tedesco; il V Corpo d’Armata comprendente la 78° Divisione inglese, parte della 8^ divisione Indiana Gurkha ed una brigata corazzata, attaccò a Mozzagrogna-S.Maria Imbaro, in un settore del 145° Rgt.Granatieri...Il V Corpo nella notte del 27-28 novembre, previa intensa preparazione di artiglieria mandò all’attacco di Mozzagrogna e S.Maria Imbaro i Gurkha, i quali in questa prima fase riuscirono ad occupare Mozzagrogna;...(pp.72-73).
Lo Schreiber specifica:”Nella zona compresa fra Mozzagrogna ed un punto a circa un chilometro a sud di Casa Olivastro caddero fra le ore 21.30 e le 23.25 del 27 novembre da 6.000 a 7.000 granate. Alle ore 1.30 del giorno successivo le truppe di Montgomery, forti di almeno un battaglione, passarono all’attacco e riuscirono in parte a penetrare in Mozzagrogna; la località fu fatta inoltre oggetto di un forte fuoco di copertura e di disturbo, indirizzato verso nord da parte dell’artiglieria britannica. Secondo calcoli tedeschi le batterie dell’8^ armata vi indirizzarono circa 3.000 colpi...I tedeschi respinsero una puntata esplorativa presso Fossacesia. Nonostante ciò, al sorgere del sole il nemico aveva impegnato tutta quanta l’ala del LXXVI corpo d’armata corazzato schierata verso la costa adriatica, da Capriglia fino a Fossacesia. A mezzogiorno il corpo d’armata comunicò che la 65^ divisione di fanteria, con l’appoggio dei carri armati del 26° reggimento corazzato, aveva riconquistato Mozzagrogna. Il contrattacco era costato molte perdite, ma le truppe avevano combattuto contemporaneamente anche attorno a S.Maria Imbaro e stavano ricostruendo la linea di difesa principale su cui erano prima schierate...”.
Il Liberato ci dà una sconvolgente descrizione di questa operazione nella zona Mozzagrogna-S.Maria Imbaro:”Qui la battaglia diventa feroce; preceduti da un ulteriore violento cannoneggiamento inglese ed appoggiati dai sopraggiunti carri armati canadesi attardati dai campi minati e dai crateri delle loro stesse bombe, i Gurkha ritornarono all’attacco facendo uso anche di lanciafiamme; si scatenarono in feroci e selvaggi scontri ravvicinati che i granatieri tedeschi contennero per ore; ma poi, sopraffatti dalla forza numerica e dai carri armati dilaganti, dovettero cedere. Si raccontava subito dopo i combattimenti che i Gurkha operavano anche amputazioni al viso dei caduti nemici per consegnarli ai loro comandanti e riceverne il premio o la taglia; soldati tedeschi che si arrendevano venivano sgozzati a colpi di kukri; qualcuno di questi si rifugiò presso dei civili e, consegnate le armi, pregavano costoro di accompagnarli ai comandanti inglesi per arrendersi evitando i Gurkha” (pp.73-74).
Lo Schreiber continua
la sua cronaca giornaliera:”Il 29 novembre presentava un quadro ormai abituale;
anche il tempo si mostrava stabile: sole, qualche nuvola sottile, ampia
visibilità... All’alba iniziarono ininterrotti bombardamenti ed
attacchi di cacciabombardieri alla linea di combattimento principale, riconquistata
il giorno prima, ed alle posizioni di artiglieria nello stretto spazio
fra Mozzagrogna, Lanciano e S.Maria Imbaro. Alle ore 8.45, secondo le osservazioni
tedesche, forti contingenti di fanteria e di carri armati dell’8^ armata
iniziarono l’attacco a Mozzagrogna ed a Romagnoli Colli. L’artiglieria
e l’aviazione offrivano efficace appoggio agli attaccanti. Verso le ore
9 i soldati britannici erano già penetrati a S.Maria Imbaro. Un’ora
più tardi essi ripresero il loro attacco ed infine occuparono sia
Mozzagrogna sia Romagnoli Colli. Gli uomini della 65^ divisione di fanteria
si sforzarono, a quel punto, di chiudere la falla nella linea Bernhard,
cosa che, a tarda sera, riuscì sul tracciato complessivo dalla
biforcazione due chilometri a nordovest di
Mozzagrogna a quota 197 (un po’ ad ovest di Romagnoli Colli). Da parte
tedesca si patirono pesanti perdite, ed in questo contesto il fatto
che, per esempio, dei 15 carri armati pronti all’uso 14 fossero messi fuori
combattimento sembrò cosa ancora sopportabile. Le perdite umane
furono causate essenzialmente dal fuoco di artiglieria e dagli attacchi
aerei. Nel piccolo spazio prima descritto i militari tedeschi contarono
da 50 a 60 bombardamenti a tappeto ed attacchi di cacciabombardieri...Dopo
una ulteriore puntata offensiva i britannici occuparono anche Rocca S.Giovanni,
dove l’offensiva sul momento si fermò”.
“I giornali alleati sottolinearono l’importanza dell’avvenimento del giorno 30 sul ‘vitale ciglione del Sangro’: - annota il Di Tullio ne La battaglia del Sangro, cit.,p.54 - ‘Le nostre truppe hanno rotto profondamente nella principale linea invernale del nemico - riporta ‘The Times’ - e il contrattacco nemico è stato annullato. E’ stato inoltre annunciato che Fossacesia, Santa Maria Imbaro, Mozzagrogna e Romagnoli sono state conquistate”.
Il Di Tullio riporta ancora:”Il costo umano dello sfondamento fu molto pesante, gli Alleati contarono 1500 morti e 5000 feriti; i Tedeschi ebbero 1000 prigionieri ed un numero considerevole di morti, vista la resistenza ostinata ed estrema che opposero, anche costretti dalla categoricità degli ordini...Il 2 dicembre, quando i primi civili sfollati cominciarono a far ritorno nei paesi,riconoscendo, in uno uno spettacolo catastrofico, volti a loro noti di soldati morti e tra i prigionieri qualcuno da cui avevano subito maltrattamenti durante i loro lavoro coatto, la Luftwaffe venne a bombardare i camions e gli altri mezzi alleati, che numerosi erano stati allineati da S.Maria Imbaro a Romagnoli, provocando altri crolli ed altri morti” (pp.54-56).
Ma l’arrivo degli Alleati non fermò i lutti. Il 3 dicembre il paese, occupato dagli alleati fu fatto oggetto di un cannoneggiamento da parte delle forze tedesche in ritirata che ebbe tragiche conseguenze. Gli sfollati che erano tornati in buona parte al seguito degli alleati, al momento dell’allarme cercarono ripari diversi e una parte, anche in compagnia di soldati inglesi, si rifugiarono nello scantinato della casa Giugliani, nel centro del paese di fianco alla chiesa. La sfortuna volle che una bomba la colpisse proprio al centro, lasciando in piedi i soli muri perimetrali, e facendo ben sette vittime: tre del paese e quattro tra i soldati inglesi e inoltre numerosi feriti di cui almeno due, cittadini di S.Maria Imbaro, morirono successivamente presso l’ospedale di Vasto dove erano stati ricoverati per le gravi ferite riportate. Chiusura più tragica di una tragica parentesi non poteva immaginarsi.
Il Liberato alla fine della sua “arida cronaca” riporta varie testimonianze di coloro che avevano vissuto queste tragiche esperienze e tra gli altri quella di un nostro concittadino: il Sig.Vincenzo Di Rado:”Durante gli aspri combattimenti di Mozzagrogna ero sfollato in una masseria sita nella piana soprastante Mozzagrogna e S.Maria Imbaro e da tale luogo potei seguire alcune fasi dei combattimenti. Fin quasi agli ultimi giorni di occupazione tedesca, i civili attraversavano il Sangro nei due sensi; e molti, passati verso la sponda Sud si davano da fare per convincere gli inglesi ad avanzare data la scarsa presenza di soldati tedeschi. Questi ultimi, consapevoli della loro limitatissima entità, escogitavano trucchi per non darlo a conoscere; spesso, durante la notte, facevano fare su e giù tra Mozzagrogna e Fossacesia ad enormi cingolati per fare rimbombare nella valle il rumore e dare così l’impressione di carri armati in movimento. Nei giorni 28-29 e la mattina del 30 novembre, imperversarono i combattimenti in particolare a S.Maria Imbaro e Mozzagrogna. Si parlava della ferocia dei Gurkha che scannavano i prigionieri tedeschi; un giovanissimo ragazzo polacco (e come lui molti altri) si presentò alla nostra casa, ci offrì il fucile e ci pregò di accompagnarlo ad un qualche comando inglese per evitare i Gurka; un civile si prestò a suo rischio. La mattina del 30 novembre i combattimenti tendevano ad esaurirsi; un soldato tedesco o quanto meno in divisa tedesca, bussò alla porta e chiese del caffè; fummo non poco sorpresi dalla richiesta, ed in tale frangente; ma il soldato lo capì e ci rassicurò spiegandoci a gesti che per morire c’era sempre tempo. Nel frattempo sul rettilineo e sul tratturo tra Romagnoli e Mozzagrogna, affiancati da fanteria, avanzavano tre carri armati tedeschi, seguii personalmente la scena: un carro armato Canadese, appostato e ben nascosto in un folto frascame, centrò i tre carri tedeschi avanzanti uno dopo l’altro mettendoli fuori combattimento (sulla fine dei tre carri esistono più versioni. Secondo altre, infatti, i tre carri, furono presi all’alba sotto un bombardamento aereo inglese operato a tappeto mentre tentavano di ripiegare verso Lanciano). La loro posizione in fila, e tutti e tre con la prua verso Lanciano, lascia ritenere che la seconda versione sia più verosimile” (pp.148-49).
Altre testimonianze sono state raccolte dal Di Tullio (La battaglia del Sangro, cit.,pp.85-108). Tra le altre quella di Julian Scott Kemball, meccanico nel 1^ Battaglione Fucilieri Imperiali:”...Io e gli altri meccanici ci muovemmo per la valle e fummo alloggiati nella casa di Roberto Righetti in S.Maria Imbaro, L’ultimo piano era irreparabilmente danneggiato, ma io dormii lassù. Faceva molto freddo...Roberto parlava perfettamente l’inglese, così cominciò ad insegnarmi l’italiano. Elda Piccirilli rideva quando io sbagliavo gli accenti, Imelda Bosco mi prendeva in giro per quello che dicevo, quando mi incontrava per la strada. Ci sono degli episodi che ricordo. I Tedeschi avevano buttato una pecora dentro il pozzo di Raffaele Piccirilli, per togliere lo scheletro putrefatto ci vollero un paio di giorni. Nicola Di Rado portò a Roberto un paio di bottiglie di vino ma anche una brutta notizia. Suo padre aveva dato istruzioni riguardo ad una botte di vino che avrebbe dovuto essere aperta quando avrebbe compiuto 50 anni di conservazione. Ma al 49° anno un pezzo di granata bucò la botte vicino al fondo. Un ufficiale canadese comprò il vino che era rimasto, ma prima che arrivassero i suoi soldati assetati, Nicola portò via alcune bottiglie per i suoi amici. Magnifico. Sono stato un bevitore di vino da quel giorno! Roberto e la sua famiglia era tornato ad abitare nella sua casa. Mi cercò quella sera e mi disse:’Giuliano,c’è un soldato inglese nella mia casa.E’ ubriaco,ma ha una pistola e chiede una donna.Ho fatto finta di andarne a cercare una’. Rivolsi la cosa al mio compagno di guardia mentre Roberto tornava a casa. Quando arrivammo spalancammo la porta. Il soldato ubriaco ci volgeva le spalle. Gli saltammo addosso ed io gli strappai la pistola dalle mani. Roberto lo picchiò molte volte con un mattarello. Lo trascinammo fuori e per rendere la pistola inoffensiva la scaricai in aria, c’erano tre colpi. Uno dei suoi compagni, sentendo i colpi, venne a vedere. ‘Beve sempre troppo, lasciatemelo, lo porterò a letto’, disse. La mattina successiva il soldato venne a chiedermi la sua pistola. Lo stavo per consegnare al mio ufficiale quando apparve un sergente con una signora. La signora indicò il soldato e disse ‘Eccolo, è lui’. Il sergente lo arrestò immediatamente. Si seppe che prima di entrare nella casa di Roberto, era entrato in un’altra casa ed aveva picchiato una anziana donna che proteggeva sua figlia. Se avessi soltanto saputo ciò la sera prima, forse lo avrei ucciso. Alla prova medica della corte marziale fu dimostrato che il soldato aveva spesso sintomi depressivi. Fu rilasciato senza condanna. La figlia della signora picchiata disse ‘E’ questa la giustizia britannica?’. ‘No - ho risposto - questa è la giustizia militare’. In seguito a questi avvenimenti scoprimmo il ‘vino demonio’. Questo era rappresentato come un diavolo rosso che ci guardava maliziosamente e ci ammiccava da grandi cartelloni. Lo scopo era quello di non bere...” (pp.86-88).
Comunque anche questa bufera passò e la vita tornò a normalizzarsi. La popolazione rientrò dagli sfollamenti e riprese la normale esistenza. Chiosa il Liberato:”La vita riprendeva stentatamente. Si cercava di rattoppare alla meno peggio le case colpite dagli inglesi prima e dai tedeschi dopo; non c’erano materiali, e per i tetti giovarono molto le lamiere ondulate delle baracche inglesi. Da Guardiagrele con i primi carretti arrivava un po’ di calce, ma l’unica cosa che cresceva alla giornata e che era efficientissima, la ‘borsa nera’, era diventata costume di vita: tutti erano trafficanti, con più o meno talento e risultati, s’intende. Si verificavano code e risse davanti a molini e pastifici; reduci disoccupati ma intraprendenti, già in possesso di qualche camioncino (sostituiti poi dai residuati ARAR), cominciavano a percorrere verso Nord e verso Sud le pessime strade che avevamo. In mezzo a tanta desolazione, però il carattere degli italiani non si smentì. Una gran voglia di vivere si impadronì di tutti; si cominciarono i tornei di calcio in paesi e città a carattere rionale, seguirono tra paesi e paesi; gli incontri erano quasi sempre arricchiti da spettacoli gratuiti di scazzottate, singole, parziali e generali di pubblico e di giocatori, usanze poi perpetratesi nel tempo, finanche ai giorni nostri, anche se con metodi diversi. Con l’autunno e l’inverno si riattivarono tutte le vecchie usanze, ma il ballo dominava su tutti i divertimenti ed era anche il più economico; teatrini improvvisati, bande, bandicelle, ciambotte, orchestrine e mascherate, queste ultime sempre belle e folcloristiche...” (pp.133-34).
Furono riaperte le scuole, con l'arrivo degli insegnanti Buongiorno, D'Eramo, De Archangelis, Policella, Tiracchio, che, tra i locali del Municipio e vari altri luoghi sparsi, ricominciarono i corsi elementari pur con le difficoltà e le deficienze caratteristiche dell'epoca.
Vennero gli anni ‘50 e l’emigrazione verso i paesi europei e in particolare la Germania portò un po’ di benessere. Furono ricostruite le case e il paese s’ingrandì fino a raggiungere le attuali dimensioni e a diventare quel ridente paese affacciato su quel ciglio “a mo’ di balcone con vista della Maiella e dell’’amarissimo’ Mare Adriatico”.
La vita civile tornò a normalizzarsi dopo l’amara esperienza del ventennio. Nel 1946 risulta Sindaco del paese Alberto Montanari, ma ripresero le competizioni elettorali e nelle elezioni amministrative del 1947 viene eletto Guido Di Rado che reggerà le sorti del paese fino al 1952, anno in cui fu eletto alla carica Camillo Fattore che rinunciò in favore di Pio Acciarri, e così si ritornò all’antico essendo questi stato già podestà nel ventennio. Egli durò in carica ben 5 anni, dal 1952 al 1957, quando inaspettatamente nella competizione di ben tre liste, venne eletto Tommaso Di Rado, un “galantuomo” a detta di tutti, ma rappresentante di un partito che in quei tempi era addirittura scomunicato dalla Chiesa: il partito comunista. Ma Tommaso Di Rado alla fine del suo mandato fu addirittura eletto Consigliere Provinciale nelle file del suo partito, anche se non poté rappresentarlo perché scomparso tragicamente in un incidente in campagna. Nel 1961 entrò nella carica il figlio del vecchio Acciarri, Elio, che inaugurò un periodo di potere democristiano che, nel bene e nel male giunge fino al 1991.
In questo trentennio comunque qualcosa nel paese si fece. Verso la metà degli anni ‘60 il paese si arricchì delle condutture dell’acqua del Verde, e almeno il centro storico venne dotato delle fognature. Tra le altre cose venne rifatta, in legno, anche la statua di S.Maria Imbaro, su disegno di Mario De Gennis, con l’interessamento del Parroco Don Giovanni Sanginario e della Commissione Feste dell’epoca.
Una Commissione Feste successiva, nel 1984, volle rifare anche la statua del Cristo Morto della chiesa parrocchiale. Essa venne realizzata in noce nostrana da un artista di S.Angelo di Ocre (AQ), ma il Parroco, Don Giovanni Sanginario, dopo averla accolta in chiesa e disposta la sua benedizione per la Domenica delle Palme del 1985, inaspettatamente, il sabato prima, convocando la Commissione, rifiuta la benedizione adducendo quale motivo il fatto che il Cristo fosse “nero” (color noce naturale).La Commissione si ribella e cerca di far cambiare opinione al Parroco. Questi scatena addirittura una campagna di stampa e la Commissione dopo aver tentato in tutti i modi di farsi ricevere dal Vescovo di Lanciano per far cambiare opinione al Parroco, rendendosi conto che anche la Curia è contraria, non riuscendo nemmeno a farsi ricevere, abbandona la lotta. Attualmente la statua è conservata nei sotterranei della chiesa parrocchiale.
Nello stesso mese di aprile comunque Don Giovanni Sanginario con decreto curiale viene allontanato dalla Parrocchia e al suo posto viene insediato quale Parroco Don Emilio Bocache ancora in carica. La Commissione Feste anche se ormai decaduta ritenta con il nuovo parroco, ma questi tergiversando su un improbabile permesso della Curia, tentenna e tutto rimane come prima.
In questi anni comunque viene insediata una Commissione che dà inizio ad una raccolta di fondi per la restaurazione della Chiesa parrocchiale. Nel frattempo nel Santuario era stato applicato il dispositivo elettronico per l’automazione del suono delle campane.
Il restauro della chiesa parrocchiale che avviene di lì a poco e che contempla la posa in opera di un nuovo pavimento in granito, l’adattamento dell’altare secondo le nuove disposizioni, la tinteggiatura e rafforzatura di tutto l’intonaco dopo aver disposto tutti gli impianti di riscaldamento, elettrici e sonori.
Viene anche abbellito il soffitto e il fondo con pitture murali che vanno a tener compagnia a due murali rappresentanti scene della vita di S.Antonio da Padova, già presenti ai lati dell’altare.
Il frontale si arricchisce di una vetrata dipinta rappresentante Maria SS.Madre di Dio. Viene anche ricomprato l’organo e vengono acquistasti ex novo gli inginocchiatoi.
La nuova chiesa viene consacrata dal Vescovo tra il generale giubilo nel luglio 1991.
Ma l’opera a cui il sindaco Acciarri si dedicò con maggiore impegno fu certamente l’acquisizione della concessione, anche in considerazione del clima del luogo che è uno dei più equilibrati dell’Abruzzo costiero e per la disponibilità di una vasta zona (circa 40 ettari) disponibile, per la costruzione, nel territorio di S.Maria Imbaro di un polo sanitario provinciale per l’assistenza ai malati di mente. Polo che dopo alterne vicende, addirittura con l’inizio dei lavori, vide la sua fine con l’approvazione della Legge 180 che sciolse tutte le strutture manicomiali.
Sulla bella pianura oggi sorgono dei manufatti abbandonati a cui la Provincia non ha dato una destinazione, malgrado le varie richieste, utile.
Vi è, se non altro, dopo lunghe peripezie, sorto il campo sportivo.
Come ancora di salvezza, però, giunse l’insediamento nella zona,
in bella vista in mezzo ai manufatti realizzati e abbandonati,di un prestigioso
Istituto di ricerca medica: il Mario Negri Sud.
Diamo, di seguito, l’elenco dei sindaci che si sono susseguiti, con
un vuoto tra il 1888 e il 1914 che, malgrado tutte le nostre ricerche non
siamo riusciti a riempire.
Nel 1915 risulta sindaco Vincenzo Fattore, ma dopo di costui non sono
riuscito a sapere altri nomi. Dal 1927 al 1930, in pieno ventennio risultano
i cosiddetti Delegati, mentre nel 1931 risulta Sindaco (o Podestà)
Luigi Fattore.
Ed ecco l’elenco di tutti i Sindaci che si sono susseguiti, tra
le alterne vicende politiche della nostra regione, dai Borboni, all’Unità,
al ventennio, fino ai giorni nostri: