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Nella buona stagione gli animali di regola passavano il fiume a guado e le persone su una passerella di legno e frasche, ricoperta di terra e breccia, tanto debole che molleggiava sotto i piedi; ma essa, a ogni piena, veniva travolta dalla corrente, e allora si doveva ricorrere alla scafa che aveva non nel mezzo, ma verso la poppa, un robusto palo saldamente confitto nel fondo di essa. Si spingeva la barca da monte, facendo battere il palo contro una grossa fune chiamata sarto e tesa su due pali, conficcati una a destra e uno a sinistra del fiume. Alla distanza di circa quattro metri da essi c'erano altri due pali che reggevano un'altra grossa fune, meno robusta, chiamata resta. Il sarto e la resta erano rialzate da forcine di legno onde non battessero nell'acqua. La scafa si veniva a trovare fra il sarto e la resta e passava da una sponda all'altra, andando avanti non con la prua ma di fianco, spinta dalla forza degli scafaiuoli: due di questi, o uno molto robusto, tiravano il sarto e uno solo la resta, per la quale occorreva minor forza, e manovravano energicamente tirando alternativamente,prima con una mano e poi con l'altra, le funi, e con moto sincrono. Per quanto il barcone fosse solido e gli scafaiuoli persone pratiche e robuste, pure non era rimosso ogni pericolo: tutt'altro! Se, per esempio, il sarto si spezzava per logorio o cadeva per la rottura di uno dei pali che lo reggevano, allora la barca scivolava sulla corrente fino a che il suo palo non batteva contro la resta; e in tal caso le persone, se non facevano cilecca abbassandosi, venivano a battere violentemente e potevano essere sbalzate in acqua. Se poi si rompeva l'albero piantato nella barca, non solo c'era lo stesso pericolo, ma la barca trasportata dalla corrente arrivava alla foce o batteva contro qualche ostacolo.
Quando la corrente si spostava, dovevano essere spostati anche i quattro pali che reggevano i due cavi e anche le due banchine sulle sponde e a filo verso l'acqua, ma inclinate verso terra per permettere la salita e la discesa delle persone e degli animali.
Quando il fiume era gonfio le persone salivano sulla barca pallide e tremanti, ma quando era troppo gonfio gli scafaiuoli si rifiutavano al passaggio e allora spesso avvenivano liti con le persone che avevano impellenti necessità di passare all'altra riva.
Abbiamo detto che gli scafaiuoli erano persone robuste e coraggiose, e i vecchi ricordano ancora Luigi D'Intino, di statura erculea, che qualche volta, nelle giornate più rigide dell'inverno, quando la scafa non poteva manovrare, si denudava completa-mente, si legava i panni sul capo, e guadava il fiume o tirandosi dietro un animale o portando sulle spalle una persona, e guadava seguendo una linea retta, per quanto impetuosa potesse essere la corrente.
Il pedaggio negli ultimi tempi era di tre soldi a persona o animale.
Ma ci piace riportare la tariffa antica, approvata dalla Regia Camera della
Sommaria e scolpita in una lapide di pietra: