La dott.ssa Maria Antonietta Manzi, laureatasi in Lettere presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Libera Università Abruzzese nell’anno accademico 1971/72 nella sua tesi di laurea riportava il seguente episodio che, nella miriade di più famosi episodi dalla rivolta di Lanciano alla strage di Filetto, esalta le caratteristiche di sofferenza che il passaggio del fronte, durante l’ultimo conflitto, inflisse alle popolazioni abruzzesi.

Alla fine di settembre 1943 l’armata Kesserling combatteva lungo il Trigno: Vasto, Cupello, Monteodorisio avevano già subito il fuoco delle artiglierie alleate, con la distruzione di molte case e la morte di numerosi civili, specialmente a Cupello. In seguito le squadre delle SS comparvero anche a Pollutri, a bordo di grossi carrarmati, facendo assumere al piccolo centro il tipico aspetto di una retrovia di guerra (C.Carusi, I giorni di Pollutri dopo l’8 settembre 1943,Pescara, Stamperia d’arte N.D’Arcangelo,1967, p.11).

Iniziarono quasi subito razzie, spoliazioni e vennero proclamati bandi per la immediata consegna delle armi. Molti giovani che si erano già dati alla macchia furono catturati e utilizzati per minare ponti e strade lungo il Sangro, nei punti strategicamente più interessanti per ostacolare l’avanzata degli alleati. Si giunse così al 21 ottobre 1943 giorno in cui fu ferito ad una gamba un sergente tedesco. Gli invasori attuarono le direttive, secondo le quali ogni attentato ad un soldato tedesco sarebbe stato seguito dal prelevamento di dieci ostaggi. Infatti bloccarono tutte le strade di accesso al paese per evitare la fuga dei cittadini e costrinsero tutti gli uomini ad uscire dalle case e radunarsi in piazza. Vennero catturati a diecine e dirottati a Casalbordino presso Villa Spagnoli, dove era situato il comando tedesco. Furono scelti senza alcuna distinzione dieci ostaggi (Alessandro Mucci, Carlo Carusi, Mario Russi, Nicola Di Florio, Luigi Ferrara, Antonio Pennetta, Vincenzo Cicchini, Filippo Tartaglia, Nicola Di Bartolomeo, Donato Cieri). La mattinata successiva furono trasportati a Villa Lanza (sempre in tenimento di Casalbordino).

Intanto a Pollutri più di trecento generosi volontari si presentarono al comando tedesco per salvare gli ostaggi. I nazifascisti scelsero i più validi e li trasferirono nei campi trincerati di Fossacesia e di S.Maria Imbaro.

La liberazione degli ostaggi, però, era condizionata tassativamente alla individuazione e cattura del colpevole. Proprio per questo un giovane, Luigi Mariotti, spontaneamente uscito dal gruppo dei volontari e dei reclutati, chiese di essere condotto al comando perché conosceva la persona in grado di individuare l’attentatore. Questo fatto nuovo indusse i tedeschi a liberare i prigionieri. Ma intanto restavano nelle loro mani sia Luigi Mariotti, sia G.Di Martino, indicato quale conoscente del feritore, sia i proprietari delle case situate nella zona in cui era avvenuta la sparatoria. I sospetti si appuntarono specialmente su tre, Graziani, Mariotti e Di Martino, che furono sottoposti ad un serrato interrogatorio.

Le vicende che seguirono e che chiusero in maniera drammatica l’episodio non sono tuttora molto chiare. Sta di fatto che L.Mariotti, dopo una serie di patteggiamenti e trattative febbrili con il comando tedesco, che era sempre ostinatamente deciso ad individuare l’ignoto colpevole, fu fucilato.

Mentre veniva fatta giustizia sommaria con l’esecuzione del povero Mariotti, a Pollutri i tedeschi smantellarono a colpi di bombe a mano le quattro case site nella zona del ferimento, terrorizzarono con le armi, per circa cinque ore, gli abitanti del rione S.Antonio.

Questa situazione si protrasse fino al 7 novembre 1943, quando, essendo crollata la linea del fronte dal Trigno al Sinello, le avanguardie alleate arrivarono a Pollutri”.

 A commento di quanto sopra, sempre con la Manzi, possiamo dire che si è affermato da più parti che nel Chietino non vi è stato un vero e proprio nucleo di resistenza; che soltanto si è registrato qualche movimento isolato di ribellione allo straniero come “urto elementare tra la dominazione nazista e il popolo italiano” e dominato da motivi contingenti attinenti al comportamento del tedesco che saccheggiava, razziava i centri occupati. Un movimento, cioè, istintivo ed immediato di rivolta spontanea che affondava le sue radici più nella vita economica delle popolazioni assoggettate, che nella coscienza collettiva di belligerare contro un nemico che rappresentava una ideologia politica oramai ripudiata...una motivazione di carattere strettamente economico, una esasperazione istintiva alla perdita del bestiame che veniva rubato alla popolazione del luogo e che, per la economia agricola abruzzese, rappresentava l’unica fonte di ricchezza...Comunque questi primi atti di guerriglia non esaurirono la resistenza nel chietino, ma furono solo il primo, incerto manifestarsi di un movimento più solido, organizzato che confluì poi nella Brigata Maiella.

Brigata Maiella della quale il Brigadiere Generale Timeie dell’8^ Armata Britannica ebbe ad affermare:

Voi siete stati pionieri di quel movimento partigiano italiano che tanto ha contribuito al successo della campagna d’Italia e grazie al quale potrà essere costruita la nuova Italia.